Insigne torna indietro: «Pensai di smettere, adesso indosso la maglia del Napoli con orgoglio»

insigne

Lorenzo Insigne, ora, è una delle stelle del Napoli di Maurizio Sarri, ma com’è iniziata la carriera del talento di Frattamaggiore?

Tutta la trafila del settore giovanile con la maglia del Napoli addosso, i prestiti alla Cavese e al Foggia, poi l’exploit nel Pescara di Zdenek Zeman. Ne sono passati di anni, adesso Lorenzo Insigne è uno dei pilastri della squadra di Sarri nonchè elemento della Nazionale italiana. Il calcio, però, non è sempre soltanto sorrisi e conquisti, ma anche delusioni e momenti bui. Motivo per cui la Uefa ha chiesto ai 6 giocatori simbolo delle squadre impegnate in Champions ed Europa League, come hanno iniziato a giocare a calcio.

Ecco quanto raccontato da Insigne: «Da piccolo ho fatto vari provini con diverse squadre, ma venivo sempre scartato perché mi dicevano che ero bravo, ma troppo basso. A un certo punto ho pensato di smettere con il calcio, perché ricevevo sempre la stessa risposta. Invece, continuando nella scuola calcio dove sono cresciuto, alla fine ottenni un provino con il Napoli e da allora indosso questa maglia. Giocare con il Napoli, in questo stadio, era il mio sogno fin da bambino e sono riuscito a realizzarlo. Ed è per questo che indosso la maglia azzurra con orgoglio, ovunque io vada».

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Cutrone: ‘Grintoso in campo? E’ il minimo per questa maglia, il Milan è un onore. Voglio diventare come Belotti’

Cutrone: 'Grintoso in campo? E' il minimo per questa maglia, il Milan è un onore. Voglio diventare come Belotti'

Premiato alla quinta edizione del premio “Ercole Sannita”, assegnato dalla Regione Molise agli sportivi che hanno dei forti legami con la regione, l’attaccante del Milan, Patrick Cutrone, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti presenti.

LA MAGLIA – “Ho scelto il numero 63 perchè è l’anno in cui è nato mio padre. Devo tutto alla mia famiglia: non solo io ho fatto i sacrifici, ma anche loro.

COME BELOTTI – “Belotti? E’ un onore essere paragonato a un giocatore simile, spero di diventare come lui”.

IL MILAN – “Se gioco con grinta e veemenza? Penso sia il minimo da dare a una squadra prestigiosa come il Milan, perchè la storia di questo club è molto importante. E’ un onore giocare per il Milan”.

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Coppa Italia, Juve in versione HD: Dybala e Higuain stendono il Genoa

La Joya ritrova una maglia da titolare e torna a incidere nel match di Coppa Italia con il Genoa. Il Pipita invece chiude il discorso qualificazione: nei quarti di finale, i bianconeri affronteranno il Torino

Dybala e Higuain, protagonisti di serata

Torino, 20 dicembre 2017 – Missione centrata per la Juventus, che batte 2 a 0 il Genoa e vola ai quarti di finale di Coppa Italia, dove affronterà il Torino. Quella dell’Allianz Stadium ha il sapore della serata perfetta per la Vecchia Signora, che ritrova un Dybala nuovamente incisivo. La Joya timbra il cartellino con una rete da campione e un assist, quello finalizzato da Higuain, che diventa il primo giocatore bianconero ad andare a segno in questa stagione in tutte e tre le competizioni. Insomma, miglior viatico in avvicinamento della supersfida con la Roma di sabato non ci poteva essere, nonostante un secondo tempo difficile per Marchisio e compagni.

Juve-Genoa, rivivi la diretta

LA CRONACA – Allegri conferma le sensazioni della vigilia, cambiando otto undicesimi rispetto alla formazione titolare vista a Bologna. Madama si schiera con un 4-3-3, nel quale spicca l’inedito tridente offensivo tutto mancino Bernardeschi-Dybala-Douglas Costa. Oltre alla Joya, si rivedono dall’inizio anche i vari Lichtsteiner, Rugani, Sturaro, Marchisio e Bentancur. Senza un centravanti di peso, i campioni d’Italia hanno bisogno di qualche minuto di rodaggio per prendere le misure alla difesa del Genoa. Basti pensare che la prima palla gol bianconera arriva solo al 23′ e nasce da un contropiede innescato da Bentancur, portato avanti da Bernardeschi e concluso da Douglas Costa, che costringe Lamanna al gran intervento. Con il passare del tempo, il motore della Vecchia Signora sale di giri e i giocatori di casa cominciano ad assecondare i dettami tattici di Allegri, che chiede maggiori inserimenti in area. Douglas Costa premia per due volte i tagli di Bernardeschi e Dybala, ma i tentativi dei fantasisti juventini peccano di mira. Preciso e potente invece il sinistro su punizione di Bernardeschi, sul quale è determinante la risposta in angolo di Lamanna. Il vantaggio è nell’aria e a firmarlo ci pensa al 42′ l’uomo più atteso di serata: Dybala, favorito da un velo di Lichtsteiner, si libera del proprio marcatore e con il proprio mancino non lascia scampo a Lamanna, facendo schizzare in piedi panchina e tifosi bianconeri.

Gli uomini di Allegri però non perdono troppo tempo nei festeggiamenti e dopo un minuto vanno vicini al raddoppio, prima con un cross insidioso di Asamoah, respinto da Lamanna, poi con una deviazione ravvicinata di Sturaro, che chiude il primo tempo. In una ripresa in cui ci si aspetterebbe una Signora decisa ad archiviare in fretta il match, è invece il Genoa a premere in avvio. L’errore di Barzagli che rischia di regalare il pareggio a Centurion è il sentore di quanto succede da lì a poco. Dopo il fendente dalla distanza di Bentancur che sfiora il palo, sono gli ospiti a rendersi pericolosi con Galabinov, che nel giro di quattro minuti mette i brividi a Szczesny (fondamentale l’intervento del portiere polacco sulla prima conclusione della punta rossoblù). Scampato il pericolo, la Juve prova a ritrovare le giuste misure e Allegri sceglie di inserire Higuain. Una sicurezza il Pipita, che al 75′ mette in cassaforte il passaggio del turno con la rete del raddoppio. L’argentino, servito da Dybala, fulmina Lamanna con un destro angolatissimo da fuoriclasse. Eppure neanche il doppio vantaggio lascia tranquillo Allegri, che urla dalla panchina per richiamare all’attenzione i suoi. Il tecnico livornese sembra vederci giusto, perché all’81’ l’arbitro Marescaconcede un rigore al Grifone per un intervento a suo modo falloso di Asamoah nei confronti di Pellegri. Rossi è già pronto sul dischetto, ma il direttore di gara cambia la decisione aiutato dal Var. Finisce così 2 a 0 per la Juve, che il 3 gennaio se la vedrà con il Torino per l’accesso alle semifinali.

Coppa Italia, tabellone e risultati live

IL TABELLINO

Reti: 42′ Dybala (J), 76′ Higuain (J).

Juventus (4-3-3): Szczesny; Lichtsteiner (73′ Chiellini), Barzagli, Rugani, Asamoah; Marchisio, Bentancur, Sturaro; Douglas Costa (61′ Higuain), Dybala, Bernardeschi (86′ Matuidi). A disp. Pinsoglio, Loria, Benatia, Alex Sandro, Khedira, Pjanic, Pjaca. All. Allegri.

Genoa (3-5-2): Lamanna; Biraschi, Rossettini, Gentiletti; Lazovic (62′ Ricci), Omeonga, Cofie, Brlek, Laxalt; Centurion (72′ Pellegri), Galabinov (77′ Rossi). A disp. Landre, Palladini, Rodriguez, Salcedo Mora, Zima. All. Ballardini. Arbitro: Maresca.

Note: ammoniti Bentancur (J), Lichtsteiner (J), Gentiletti (G), Galabinov (G), Pellegri (G), Ricci (G).

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Antonio Conte: un leccese alla conquista del calcio globale

antonio conte

Lui è uno degli allenatori più apprezzati al mondo. Soprattutto per il suo carisma, per come prepara le partite e per quanta grinta ci mette. Stiamo parlando di Antonio Conte, il mister del Chelsea alla conquista del calcio globale.

La sua carriera calcistica cominciò al Lecce, la squadra della sua città, nel 1985. Con la maglia giallorossa fa il suo debutto in Serie A il 6 aprile del 1986, nel match contro il Pisa finito poi 1-1. L’arrivo di mister Carlo Mazzone sulla panchina del Lecce è decisivo per la maturazione mentale e fisica di Conte che, in breve tempo, diventa un perno importante della squadra. Pur non essendo in possesso di eccellenti doti tecniche, Conte si fa valere in campo per la sua combattività e per la forza fisica. Antonio Conte era abile nell’inserirsi a sorpresa in area di rigore per concludere a rete, soprattutto di testa, nonostante la statura non di certo da centravanti.

La sua carriera al Lecce termina nel 1991 quando passa alla Juventus di Boniperti per 7 miliardi di lire. Il 7 novembre debutta con la maglia bianconera nel derby col Torino, vinto poi 1 – 0. Con Marcello Lippi sulla panchina della Juve Conte si trova a essere impiegato in più ruoli a centrocampo, molti di questi non sempre graditi dal giocatore. Gioca ottime partite e risulta decisivo in molte gare di Coppa Uefa. Nel 1996 diventa capitano della Juve, mentre continua a racimolare successi con la squadra bianconera. Con la maglia della nazionale maggiore fa il suo esordio a 25 anni, il 27 maggio 1994, con Arrigo Sacchi in panchina nella sfida contro la Finlandia.

La sua carriera da allenatore inizia nel 2005 quando viene scelto da Gigi De Canio a Siena per il ruolo di vice. A fine stagione il Siena si piazza 17º, ultimo posto valido per la salvezza, ma scala al 15º, dopo le penalizzazioni di Juventus e Lazio per via dello scandalo calciopoli. Poi passa all’Arezzo e al Bari, prima di approdare all’Atalanta e fare il definitivo salto di qualità il 31 maggio 2011 quando passa alla Juventus. Dopo diverse stagioni di successi, il 31 luglio 2016 passa sulla panchina della nazionale di calcio italiana. Il 14 luglio 2016 viene presentato in conferenza stampa come nuovo tecnico del Chelsea. Nella scorsa stagione il tecnico leccese ha trascinato i blues verso la conquista della Premier League. Dopo un campionato entusiasmante, il 12 maggio 2017 vince con la sua squadra per 1 – 0 sul campo del West Bromwich e si laurea campione d’Inghilterra alla stagione d’esordio con due turni di anticipo. Con questo successo Conte è il quarto italiano a conquistare il campionato inglese dopo le affermazioni di Carlo Ancelotti, Roberto Mancini e Claudio Ranieri.

Quest’anno in campionato, purtroppo per il Chelsea, sembra essere il turno del Manchester City di Pep Guardiola. A dirlo sono i numeri messi in fila sino a questo momento dai citizens e soprattutto il palinsesto Snai che settimanalmente li vede favoriti in ogni match in cui sono impegnati. I Blues per ora sono distanziati di oltre 10 punti dalla vetta della classifica, ma il campionato è ancora lungo, per cui meglio non dare nulla per scontato.

Diversa è la situazione in Champions Leaguedove il Chelsea si è qualificato per gli ottavi di finale ed ha l’obbiettivo di recitare un ruolo da protagonista in questa stagione europea. Il sorteggio della scorsa settimana ha accoppiato per il prossimo turno niente meno che il Barcellona. Una sfida che si annuncia più avvincente che mai, col tecnico italiano chiamato ad una vera e propria impresa contro la corazzata blaugrana trascinata dalle giocate di Iniesta, Suarez e Messi.

Conte, però, può contare su una rosa dall’assoluto valore, piena di calciatori di altissimo livello. Uno su tutti è il genietto belga Eden Hazard che dopo un inizio difficile sta tornando sugli standard dello scorso anno quando trascinò la squadra verso il successo in Premier League, laureandosi poi miglior calciatore della stagione in Inghilterra. Un riconoscimento molto importante che fanno del fuoriclasse del Chelsea uno dei calciatori di punta della squadra allenata da Antonio Conte.

Una carriera, quella di Conte, fatta di tanti successi che hanno reso l’ex tecnico della Nazionale tra i più richiesti al mondo.

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Serie A, 11ª giornata: l’MVP è Dario Hunt

Grazie a una valutazione di 38 e ad una prestazione a 360°, il centro della Germani Basket Brescia è il nostro MVP dell’undicesimo turno di Legabasket Serie A.

10 vittorie e una sola sconfitta. Peggior scarto negativo subito da Venezia in queste prime undici giornate. Pioggia di record – singoli e di squadra – in una vittoria che accende ancor più gli animi dei tifosi. Sono questi i risultati ottenuti da Brescia in questa undicesima tornata di Serie A, che vede la Leonessa mantenersi a +4 sulle prime inseguitrici (Milano e Avellino a quota 16 punti) e ottenere un altro scalpo importante per rispondere subito alla sconfitta di settimana scorsa maturata contro la Dinamo Sassari. Sono questi i risultati di una squadra incredibile, simbolo della programmazione e dell’attesa ragionata e finalizzata al costruire qualcosa di importante su più anni: potrebbe sembrare una previsione fin troppo azzardata, ma la squadra di coach Diana sembra avere tutto per arrivare a giocarsi anche i trofei italici di stagione.

Condizione che è maturata grazie anche al devastante rendimento di Dario Hunt, centro classe 1989 perfettamente inseritosi nei meccanismi di Vitali e compagni, capace di dominare la sfida contro i veneziani grazie a 22 punti (10/11 al tiro), 9 rimbalzi, 3 stoppate e altrettanti recuperi in 35 minuti sul parquet. Un Hunt capace anche di stravincere il duello tra pari-ruolo, relegando Watt (uno dei migliori lunghi della scorsa stagione, passata a Caserta) a recitare il ruolo di semplice comparsa in un atto scenico in cui Brescia è spaventosamente bella. I dieci canestri realizzati corrispondono al career-high per il centro bresciano, il quale si issa anche al primo posto nella classifica per valutazione media con 20.8, scavalcando Culpepper grazie ai 38 punti di valutazione messi a referto proprio contro i campioni d’Italia in carica. Numeri spaventosi, ma che forse non rendono poi nemmeno così tanto giustizia a un giocatore che si sta rivelando fondamentale in entrambe le fasi del gioco e che punta decisamente a confermarsi come uno dei migliori interpreti del ruolo in Italia: atletismo, esplosività, verticalità, grande timing in fase di roll, enormi miglioramenti nelle letture offensive rispetto alle prime stagioni passate nel Bel Paese (impressionanti le due partenze in palleggio concluse con altrettanti canestri).

Menzione d’onore, inevitabile, anche per Lee Moore, autore di una prova personale da 28 punti, 5 rimbalzi e 6 assist e capace di riscrivere ben quattro career-highs nella massima serie italiana. Inevitabile citare anche la guardia classe 1995, non fosse altro per il fatto che Moore è semplicemente dominante e capace di rompere il sostanziale equilibrio che aveva caratterizzato la contesa dopo una partenza bruciante dei veneti. Se anche il numero due biancoblu dovesse cominciare ad inanellare prestazioni costanti e ad alto rendimento, per Brescia si aggiungerebbe un’opzione offensiva molto importante, capace di togliere pressioni a quelli che sono stati, finora, i principali terminali offensivi di una squadra che, comunque, ha sempre fatto della coralità il suo maggior punto di forza.

Non ce ne vogliano i tifosi delle altre squadre, sempre – e giustamente – pronti a far notare come l’MVP di giornata debba essere un altro giocatore rispetto a quello scelto in questa rubrica, ma è inevitabile evidenziare due cose. La palma di MVP, per definizione, viene assegnata tramite una variabilità di criteri che differisce da sport a sport; nel singolo evento, però, ci si riferisce solitamente al “giocatore della partita” ed è chiaro allora che, come accade per l’EuroLeague, tale giocatore debba appartenere alla squadra che esce vincitrice dal singolo match. Ecco perché, finora, le nostre scelte hanno premiato giocatori appartenenti a squadre che, in quel turno, avevano trovato la vittoria.

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Serie A: Marek Hamsik nuovo re di Napoli

Lo slovacco raggiunge Maradona come miglior marcatore della storia del Napoli che torna in vetta

Una domenica di festa per Maurizio Sarri che non solo celebra il suo capitano Hamsik, ma ritrova anche la testa della classifica con un sontuoso successo per 3-1 sul campo del Torino. Prima sconfitta in campionato per l’Inter di Luciano Spalletti, superato anche dalla Juventus. Il Milan crolla

Alla fine è arrivato il tanto atteso 115° gol. Con la rete contro il Torino, Marek Hamsik ha finalmente raggiunto il mito Diego Armando Maradona, sul trono di miglior cannoniere della storia del Napoli. Era da due mesi che i tifosi partenopei aspettavano questo momento. Uno stato di forma non ottimale, ha ritardato il record tanto atteso. El Pibe de Oro ha celebrato elegantemente il tanto atteso gol con un affettuoso post su Instagramrivolto allo slovacco: “Le mie congratulazioni a Marek Hamsik per aver raggiunto i 115 gol con il Napoli, spero che continui a farne ancora molti per la gioia dei tifosi!!! #ForzaNapoliSempre”. Anche l’account ufficiale della società ha celebrato Hamsik, anche se secondo alcuni commentatori, come la Gazzetta dello sport, il record era già stato raggiunto da un po’, per due reti segnate dallo slovacco ma non contabilizzate nel suo score.

Una domenica di festa per Maurizio Sarri che non solo celebra il suo capitano, ma ritrova anche la testa della classifica con un sontuoso successo per 3-1 sul campo del Torino. Partita chiusa dopo soli 30 minuti con i gol di Koulibaly, Zielinski e, appunto, Hamsik. Una trasfereta dove Sarri, ancora una volta, non ha mancato di andare a rendere omaggio a Superga alla memoria del Grande Torino: “Se si viene per motivi di sport a Torino e non si va a Superga, non si è capito nulla. Il Grande Torino è un mito, al di là della maglia che indossava, un patrimonio di tutto lo sport italiano e non solo. Renderei obbligatorio la visita al Colle nelle scuole”.

Torna in vetta il Napoli approfittando della clamorosa sconfitta in casa dell’Inter ad opera di una ritrovata Udinese. Prima sconfitta in campionato per Luciano Spalletti, superato anche dalla Juventus, che chiede alla società uno sforzo nell’imminente mercato di riparazione per non perdere il patrimonio guadagnato in questo girone d’andata. Si parla di Ramires, Mkhitaryan, Pastore o il giovane talento sardo Barella. Dalla Cina però arrivano segnali tutt’altro che rassicuranti sulla disponibilità ad investire nella campagna acquisti. Nella debacle nerazzurra, un giusto tributo va riconosciuto a Massimo Oddo, il nuovo tecnico dei friulani, al suo terzo successo consecutivo (Crotone, Benevento, Inter) su quattro partite. L’Udinese si è ora staccata nettamente dalla pericolosa zona retrocessione in cui era sprofondata dopo il pessimo avvio di stagione.

Prosegue la crisi senza fine del Milan. La squadra di Gattuso ha perso sonoramente per 3-0 contro lo stesso Verona che aveva invece battuto proprio per 3-0 in Coppa Italia, cinque giorni prima.  Una settimana da dimenticare dopo il no da parte della Uefa al suo piano finanziario per l’incertezza sul rifinanziamento del debito con Elliott – in scadenza l’anno prossimo – e per le scarse garanzie di solidità fornite dal misterioso azionista Yonghong Li, su cui erano già stati espressi dubbi dal New York Times. Grande amarezza per i tifosi milanisti che ieri hanno ricordato anche i fasti di un tempo all’annuncio del ritiro di Kaka, possibile prossimo nuovo dirigente rossonero: “Mi preparo per continuare a lavorare nel mondo del calcio con un altro ruolo di dirigente sportivo, magari in uno dei club in cui ho giocato…”.

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Serie A, Inter: Spalletti suona la carica

La cornice è quella tradizionale della cena di Natale in famiglia organizzata dall’Inter. I festeggiamenti arrivano però dopo la prima sconfitta stagionale dei nerazzurri, quella subita contro l’Udinese per 1-3. La parola d’ordine è pero “ripartire” come sottolinea Icardi: “Ci troviamo qui non con un risultato bellissimo nell’ultima partita, ma anche per festeggiare quello che abbiamo fatto fino ad oggi. Sabato affrontiamo il Sassuolo, una squadra che gioca bene, noi dobbiamo fare quello che abbiamo fatto fino ad ora, dobbiamo ripartire da subito” e conclude: “Speriamo di finire bene questo anno e iniziare bene il prossimo. Gli fa eco anche il tecnico Spalletti che ha speso belle parole per il pubblico di San Siro: “I tifosi sono una seconda squadra, ne fanno parte, sono dietro le quinte e ci accompagnano. Ci hanno applaudito anche dopo la sconfitta e ci aiutano a diventare più forti. Io ho solo due vizi, calcio e famiglia, chiamiamoli amori più che vizi – ha proseguito -. L’hashtag di stasera? Speriamo sia Natale senza tregua di serenità, abbracci e divertimento. Cerchiamo di stare più vicini possibile a questi colori, so da dove siamo partiti e cosa ci siamo portati dietro, arrivano anche le difficoltà, dobbiamo attraversarle per completare il nostro percorso verso gli obiettivi”. Infine il tecnico di Certaldo ha precisato che lo stop contro i bianconeri è stato solo un incidente di percorso: “Stiamo vicini ai nostri calciatori perché non sono quelli che hanno perso 3-1 ma che hanno fatto 40 punti in 17 partite e bisogna rendergli onore”.

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Milan, Bonucci sull’addio alla Juve: “Certe occasioni vanno colte al volo”

Milan, Bonucci sull’addio alla Juve: “Certe occasioni vanno colte al volo”

Durante la festa di Natale del settore giovanile Bonucci è tornato sull’addio alla Juventus e l’occasione Milan arrivata in estate

Intervenuto nel corso della festa del Settore Giovanile rossonero organizzata a San Siro, il capitano del Milan Leonardo Bonucci è tornato così sull’addio avvenuto in estate alla Juventus: “Durante la scorsa stagione sono successe cose, che hanno portato la Juventus e me a prendere strade diverse. Appena è arrivata l’occasione di vestire questa maglia l’ho colta al volo“.

“Nella vita si creano delle discussioni, insieme abbiamo deciso di separarci. Spero che questa esperienza sia vincente come nel passato. Vincere con questa maglia è qualcosa che rimane nella storia – ha concluso, parlando con i ragazzi presenti – auguro a tanti di voi di arrivare dove volete, soprattutto divertendovi”.

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Milan, Bonucci: “Vincere qui un pass per la storia. Addio Juve? Scelta condivisa”

Il capitano rossonero, presente alla festa del settore giovanile: “Nella vita capitano delle discussioni. Milano occasione colta al volo”. L’a.d. Fassone: “Calabria con noi fino al 2022”

Ospite d’onore in occasione della festa natalizia organizzata a San Siro per il settore giovanile, Leonardo Bonucci ha salutato così i ragazzi presenti: “Personalmente, sono alle prime armi con questa maglia. Ma il vostro entusiasmo crea tanta emozione. Vestire e vincere con questa maglia consegna una sorta di pass per la storia. Vi auguro di riuscirci, sempre divertendovi. E che la vita vi sorrida”.
ADDIO JUVE — La chiacchierata diventa ancor più interessante quando una bambina, senza mezze misure, ha domandato: “Perché hai lasciato la Juventus?”. L’azzurro ha risposto con il sorriso: “Ma questa non è una domanda da bambina, mi stai facendo sudare più che in campo! (Ride, ndr). A parte gli scherzi, sono successe alcune cose che hanno portato sia la società che il sottoscritto a questa decisione. Poi è arrivato il Milan, un’occasione che ho colto al volo. Anche grazie al lavoro di Fassone e Mirabelli. Con la Juventus abbiamo scelto di separarci, nella vita capitano delle discussioni”.
RINNOVO — Lo stesso amministratore delegato ha poi annunciato il prolungamento fino al 30 giugno ’22 di Davide Calabria, anch’egli presente alla festa natalizia: “C’è una sorpresa per tutti voi. Io e Mirabelli abbiamo trovato l’accordo con il ragazzo per andare avanti insieme: resterà con noi per altri quattro anni e mezzo”. Entusiasta il terzino: “Questo rinnovo è un motivo d’orgoglio, la storia con questa società è un qualcosa di stupendo. Gattuso? Lo ringrazio, non potrei fare altro. Servirà altro lavoro insieme, ma lo stiamo seguendo”. Chiosa finale su Gianluigi Donnarumma, nuovamente nel mirino dei tifosi, e il prossimo derby di Coppa Italia: “Gigio è fantastico, dentro e fuori dal campo: siamo tutti con lui. Contro l’Inter sarà una bella partita, speriamo di far bene anche prima in campionato”.
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Milan, Donnarumma in lacrime dopo la contestazione: Bonucci lo rincuora

Milan, Donnarumma in lacrime dopo la contestazione: Bonucci lo rincuora

Striscione pesante della curva milanista contro il portiere dopo le ultime notizie di mercato: «Ora vattene, la pazienza è finita». Insulti anche al fratello Antonio

MILANO – Fischi e insulti a San Siro per Gianluigi Donnarumma prima della sfida di Coppa Italia fra Milan e Verona“Violenza morale 6 milioni all’anno e l’ingaggio di un fratello parassita? Ora vattene la pazienza è finita!”, ha contestato con uno striscione la curva rossonera, che assieme allo scarno pubblico ha fischiato il nome del portiere e lo ha insultato durante il riscaldamento, che Donnarumma ha concluso poco prima dei compagni. I fischi e la contestazione dopo l’indiscrezione circolata nelle ultime ore sulla presunta intenzione di Mino Raiola, agente del giocatore, di annullare il rinnovo con il Milan. Le immagini Rai hanno poi inquadrato Leonardo Bonucci mentre rincuorava Donnarumma, in lacrime.

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