Calcio / Il Ravenna a Vicenza tenta l’operazione aggancio per raggiungere i veneti in classifica

Domani pomeriggio i giallorossi cercano al “Menti” la vittoria che gli consentirebbe di raggiungere in classifica i veneti. Prima volta da avversari per Lelj e Capitanio e prima convocazione per Giovanni Rossi

“Riconquistato” il Benelli, dove domenica scorsa è tornato a vincere, e superata finalmente un’avversaria da quartieri alti, il Ravenna si avvicina alla trasferta di Vicenza (domani, inizio alle ore 16.30, arbitra Giacomo Camplone di Pescara, assistito da Francesca Di Monte di Chieti e da Testi di Livorno), in quella che è la prima partita del trimestre in cui le squadre del girone B giocheranno di sabato, con rinnovato entusiasmo e una salutare iniezione di fiducia, propellenti importanti per provare a fare il colpaccio di espugnare il “Menti” e agganciare il Vicenza, reduce da tre sconfitte consecutive, in classifica.

“Abbiamo trascorso una bella settimana, come ce ne vorrebbero sempre – spiega Mauro Antonioli, allenatore dei giallorossi -: escludendo i tanti indisponibili, i ragazzi stanno bene a livello fisico e mentale e abbiamo tutte le condizioni per andare a Vicenza a giocarci la nostra partita mettendo in campo le stesse armi di domenica scorsa: determinazione, attenzione e qualità. Sappiamo di incontrare una squadra con tanti giocatori di qualità, con tante alternative nel reparto avanzato, partita a inizio stagione con velleità di promozione che però sta incontrando qualche difficoltà di troppo, come testimonia la sua classifica. Dobbiamo cercare di sfruttare questo loro momento di difficoltà, senza trascurare però il fatto che troveremo un avversario che avrà grande voglia di riscatto e che a Pordenone, col nuovo allenatore in panchina, pur perdendo, ha disputato una buona gara”.

Vicenza-Ravenna è una sfida affascinante, anche se nata solo nella stagione ‘92/93, e finora si è giocata solo in 4 annate, per via di alcune coincidenze storiche significative: proprio in occasione della prima stagione entrambe le squadre andarono a braccetto in B; alla partita del 28 novembre ’93 del Benelli è legata la prima doppietta di Christian Vieri con la maglia del Ravenna, mentre a quella del 28 maggio 2008 al Menti è legata non solo l’ultima sfida in assoluto ma anche l’ultima trasferta in B del Ravenna nella sua storia. Sarà poi la partita delle emozioni particolari per Filippo Capitanio e Tommaso Lelj, vicentini doc, per la prima volta in carriera da avversari nel “loro” stadio.

Ma sarà anche la pima convocazione per Giovanni Rossi, dopo la firma sul contratto avvenuta nel pomeriggio di martedì, che lo lega al Ravenna fino al 30 giugno 2018. “Le mie prime impressioni sono state ottime: qui c’è un bel gruppo, molti ragazzi, oltre al mister, li conoscevo già, con Ivan Piccoli ci ho giocato insieme, inserirsi è stato molto più facile. Ci sono tutte le basi per poter fare bene, una convinzione che ho maturato anche dopo aver visto la partita di domenica col Renate, nella quale la squadra ha fatto benissimo, facendo la prestazione che doveva fare. Voglio portare a questo gruppo il mio contributo in termini di esperienza e di conoscenza della categoria, il fatto di aver sempre giocato in squadre che avevano come obiettivo la salvezza può essere utile in questo contesto. E poi confido di prendere la condizione fisica giusta il prima possibile per dare una mano alla squadra”.

Le ultime dal campo

Sempre molto lunga la lista degli indisponibili, che annovera Elia Ballardini, Barzaghi, Lucarini, Samb Fallou e Tabacchi. A questi si aggiunge Sabba, che ha patito in allenamento un problema muscolare. Il centrocampista sarà comunque aggregato al gruppo dei convocati che domattina partiranno per Vicenza.

L’elenco dei convocati

Portieri: Gallinetta, Venturi.

Difensori: Capitanio, Ierardi, Lelj, Magrini, Ronchi, Venturini.

Centrocampisti: A. Ballardini, Cenci, Papa, Piccoli, Rossi, Sabba, Selleri.

Attaccanti: Broso, De Sena, Maistrello, Portoghese, Severini.

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Calcio a 5. Locri Futsal. Con Paviglianiti si “chiude” la porta amaranto

Il Locri è attento alle opportunità e con le giuste sinergie le opportunità possono diventare concretezza: è così che in città arriva a Antonio Paviglianiti, portiere del Cataforio che era in prestito alla Futura,compagine di serie B.

Il portiere reggino grazie anche alle referenze del preparatore dei portieri Salvatore Lo Gatto (di cui la società del presidente Puro ha piena fiducia) ha sposato il progetto amaranto commentando così: “è bastato poco per capire quanto il Locri mi volesse tra le sue file, i dirigenti hanno fatto un grande sforzo per farmi indossare la maglia amaranto”.

“Ci tengo a ringraziare Salvatore Lo Gatto che – ha aggiunto – mi ha rimesso in forma e per la fiducia, figura essenziale per lo sviluppo del ruolo del portiere. Ringrazio di cuore la società e i ragazzi, spero di ripagare la fiducia che hanno riposto in me. Ultimo ringraziamento ad Angelo Saccà, una delle prime persone che mi ha portato in questo sport”.

Paviglianiti, classe 93, va a completare un settore che era rimasto in deficit dopo l’infortunio di Mazzei. La società ripone grande fiducia in lui per la sua esperienza sviluppata tra campionati di C1 e serie Bauspicando che possa dare un grande contributo per la causa finale.

Gli amaranto sottolineano infine la grande disponibilità della società reggina con il suo presidente Roberto Zema, due squadre amiche che hanno in breve tempo trovato l’accordo per il trasferimento di Paviglianiti al Locri dove indosserà la maglia numero 93 e sarà da subito disponibile agli ordini di mister Ferrara, già dalla gara di sabato a Vibo.

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Higuain inizia la riabilitazione

Chiellini pronto, si candida alla maglia da titolare per Napoli

Juve, Higuain inizia riabilitazione

All’indomani dell’operazione alla mano sinistra ha iniziato la riabilitazione a Vinov, Gonzalo Higuain. E non è del tutto escluso che l’argentino possa essere convocato per la trasferta della Juventus di venerdì a Napoli. L’altra buona notizia per Allegri, a tre giorni dallo scontro diretto del San Paolo, è il recupero di Giorgio Chiellini.

Il difensore ha svolto l’allenamento odierno con il gruppo, candidandosi per una maglia da titolare venerdì sera al San Paolo. Allenamento personalizzato per Cuadrado e Bernardeschi, ancora in dubbio per Napoli. Non si è allenato, invece, Lichtsteiner, le cui condizioni saranno valutate nei prossimi giorni.

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Coppa Italia: ok Pordenone e Cittadella, fuori Cagliari e Spal

Friulani espugnano Sardegna Arena 2-1, ora agli ottavi contro l’Inter. Veneti vincono 2-0, li attende la Lazio

 © ANSA

Cagliari fuori dalla Coppa Italia: agli ottavi contro l’Inter va il Pordenone, squadra di Serie C che ha vinto 2-1 (1-1) alla Sardegna Arena, in una gara valida per il quarto turno di Coppa Italia. Ospiti in vantaggio al 7′ con Sainz-Maza, i sardi pareggiano al 18′ con Dessena prima del nuovo vantaggio del Pordenone siglato da Bassoli al 62′. Inter-Pordenone è in programma il 12 dicembre a Milano.

0-2 con Cittadella, anche Spal fuori  – Dopo il Cagliari, un’altra squadra di serie A esce dalla Coppa Italia. Si tratta della Spal, battuta 2-0 a Ferrara dal Cittadella in una partita del quarto turno, con autorete di Konate e gol di Schenetti. Negli ottavi il Cittadella affronterà la Lazio.

Tweet di Giulini, chiediamo scusa ai tifosi  – “Oggi bisogna solo chiedere scusa ai nostri tifosi. Voltiamo pagina e torniamo subito ad onorare la maglia”. E’ il tweet del presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, dopo la clamorosa eliminazione della squadra rossoblù dalla Coppa Italia per mano del Pordenone, squadra di serie C che questo pomeriggio ha sbancato la Sardegna Arena. Anche il tecnico Diego Lopez non cerca alibi e ammette: “E’ una sconfitta giusta, il Pordenone ha giocato meglio. Non siamo riusciti a dare continuità alle nostre prestazioni. Dispiace per non essere stati all’altezza. Sentiamo il dovere di scusarci con i nostri tifosi: anche oggi sono accorsi in 5000 per sostenerci, li abbiamo delusi”. Troppo turn-over? “Era giusto farlo – commenta Lopez – non perché bisognava fare riposare qualcuno ma perché tutti si stavano allenando bene e volevo dare spazio a chi sinora non ne aveva ancora avuto. Anche il cambio di Joao Pedro all’intervallo era preventivato. Purtroppo se non entriamo in campo con determinazione soffriamo, contro qualsiasi squadra. Dobbiamo essere più determinati, pedalare tanto, in ogni circostanza”.

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Gli ultimi romantici: i Tifosi della serie C

Era il 1916 quando il diciannovenne sottotenente Erminio Giana del Battaglione alpino ‘Aosta’ venne abbattuto a Coni Zugna nel corso dei combattimenti con l’impero Austro-Ungarico e divenne uno degli oltre 600mila militari italiani caduti durante la prima guerra mondiale. Sarebbe anche lui diventato una incisione su uno dei tanti monumenti celebrativi se la madre, forse per onorare in qualche modo la passione calcistica del figlio, non avesse regalato alla squadra di calcio del suo paese un appezzamento di terra su cui realizzare il campo di allenamento. Ecco perché poi, nel 1932, la squadra della città di Gorgonzola alle porte di Milano, decise di assumere la denominazione del giovane soldato, divenendo il caso più unico che raro di compagine con un nome proprio di persona come denominazione.

Ed è proprio la Giana Erminio a fare visita alla Lucchese Libertas per la sedicesima giornata di serie C. I Lombardi, che sarebbero biancocelesti, si presentano al Porta Elisa con una maglia verde fluorescente che sembra la pubblicità occulta di un noto evidenziatore, neanche che i colori tradizionali si sarebbero confusi col rossonero, ma d’altra parte la moda di proporre maglie inventate per ragioni di mercato è una delle piaghe del calcio moderno. A dispetto del nome sconosciuto e della storia calcisticamente irrilevante, la Giana Erminio è società di calcio più attrezzata della Lucchese, con giocatori fra i più forti di categoria e con ambizioni di alta classifica, sebbene attualmente in ritardo di punti. Le pantere inoltre sono falcidiate dagli infortuni e presentano una squadra priva di tutti gli uomini di personalità e anche del fuoriclasse di categoria Fanucchi, il commento dei tifosi più scafati prima del fischio d’inizio è che lo zero a zero sarebbe un ottimo risultato. Insomma il pronostico stavolta è molto netto in favore degli ospiti, per fare punti la Libertas deve inventarsi qualcosa, ma nell’aria c’è il gusto amaro del presentimento della sconfitta.

i gioca alle 16,30, solito orario pittoresco imposto dalla Lega per ragioni televisive, ovvero di diretta internet, e che per l’ennesima volta rimpiazza il tradizionale 14,30 che per decenni ha accompagnato le domeniche italiane. Sembra poco, ma sono due ore che cambiano completamente il portato popolare della partita: è la prima vera giornata di freddo, dopo pochi minuti dall’inizio scenderà il buio e non siamo in uno degli stadi-salotto con poltroncine, servizi e sgabuzzini vellutati per i ‘vip’, cioè le ‘persone molto importanti’ che anche sulle tribune devono avere il loro anfratto di lusso per potersi distinguere dal volgo dei poveracci. Siamo in un vetusto stadio da serie C, campo sportivo del calcio che non conta, scoperto, dove per lo più ci si siede sul cemento e dove quando al gelo non si somma la pioggia vi si aggiunge l’estraniante tristezza degli spazi lasciati vuoti da chi si arrende. Insomma, il contesto perfetto per realizzare il programma ideale dei padroni del vapore del calcio, cioè lo ‘state a casa e pagate la televisione per vedere l’unico calcio che deve esistere, vale a dire quello di quelle squadre riccone che contano e che ci permettono di vendere fiumi di pubblicità da propinarvi con musichette che vi spengono il cervello impedendovi ogni disdicevole attività critica’ (ogni riferimento al tormentone Serie A Tim spedito in continuazione da Sky chiaramente è del tutto casuale).

Ora qua più che di una partita dall’esito scontato, quello che ci interessa è spostare le luci e puntarle per una volta su quelle persone che anche a queste condizioni continuano a calcare i gradoni della serie C. In queste categorie inferiori, infatti, andare alla partita ormai non è solo un modo per riempire il tempo libero ma è un vero e proprio gesto romantico. Per capire il perché bisogna divagare ancora e andare ad indagare cosa significa oggi essere romantici. Intanto va detto che la parola è oggi abusata ed usata in modo ‘metastorico’, il che vuol banalmente dire che ne abbiamo adottato il significato che è rimasto dopo varie vicende, ma che non esprime completamente il senso iniziale del termine, che esordisce nel 1600 in Inghilterra, ‘romancer’, col significato di ‘mentitore’, bugiardo, qualcosa che si noterà bene è in qualche modo rimasto come scoria nel sottinteso di ogni gesto considerato romantico. Un secolo dopo la parola si diffonde un po’ in tutta Europa e, come tutte le cose che viaggiano, cambia un po’ se stessa, senza mai dimenticare del tutto le sue origini, andando un po’ ad assumere senso in relazione alla sfera del sogno e della favola, quindi un certo Goethe deciderà che proprio questa parola è perfetta per opporsi a un concetto che va troppo di moda e che a lui ed altri sui amici di Jena sta stretto: il ‘classico’. Anche questa contrapposizione, insieme al ‘mentitore’, è rimasta latente nel senso.

I ‘romantici’ comunque trasformano l’Europa, si oppongono agli ideali astratti e snob dell’illuminismo che scalzavano via il ruolo centrale dell’individuo comune nella formazione del pensiero e della cultura, ed esaltano la natura e le virtù popolari come fonti da cui attingere per la rinascita politica. Se per caso questa cosa vi ricorda la contrapposizione fra quelli che oggi hanno la verità in tasca e quelli che vengono chiamati con disprezzo ‘populisti’ potreste essere sulla strada giusta.

Non si è però ancora chiarito perché ma il ‘romantico’ sia l’opposizione del ‘classico’ e non ci sembra il caso di soprassedere, visto che si parla di calcio e di stadi. Ecco, il principio fondate del ‘classico’ è l’imitazione: esiste un modello, o verità, assoluto che ci detta i canoni ai quali conformarsi per essere giusti, belli, corretti. Rifiutare questo modello, cioè il classico, è Romantico perché non è più una verità preconfezionata a dirci come dobbiamo comportarci o essere, ma è la verità o la bellezza che scaturisce naturalmente dalle nostre azioni. Insomma il ‘Romantico’ usa l’immaginazione per smettere di essere un ingranaggio macchina del sistema e diventa egli stesso creatore dei suoi valori e delle sue passioni, che poi assumono significato non in rapporto a una verità già data, ma in rapporto alla sua personale ed unica condizione umana. Così siamo al valore insuperato del gesto romantico, che sembra fine a se stesso proprio perché non ha alcun significato se paragonato ad un ideale o una ideologia, ma solo nel contesto in cui viene compiuto.

E’ qua che assumono dignità l’amore o la passione per una squadra di calcio o per una maglia, che misurati con il benpensare classico sono immediatamente sconvenienti e disdicevoli: perché mai andare al freddo a vedere una partita scarsa di serie C con tasso tecnico mediocre in uno stadio vetusto? Perché siamo romantici ovviamente, e popolari, ed anche populisti. E se la partita è impresa disperata il tifoso diventa ancora più romantico, così quando si realizza ciò che era prevedibile, cioè la rovinosa sconfitta contro i verdi evidenziatore, gli ultras e i tifosi, cioè coloro che i ‘classici’ trovano fuori luogo e ‘sbagliati’ perché non imitano i modelli considerati più di moda e consoni al momento storico attuale, moltiplicano la loro immaginazione e riportano d’attualità l’originaria sfera del sogno e della favola, cioè della passione irrazionale, nella parola.

Ecco così che quando la partita diventa impari e la Giana dilaga nel risultato, sugli spalti la gente si sveglia e srotola lo striscione ‘tutti in piedi per la lucchese’ iniziando a cantare a squarciagola come non aveva fatto quando la lotta era ancora incerta, perché nella disfatta c’era da rivendicare il senso di appartenenza e da sottolineare la passione irrazionale per una maglia che si, sarà anche puerile, però esiste, coinvolge migliaia di persone e sarebbe ora fosse in qualche modo rispettata anche da chi si considera troppo superiore per lasciarsi coinvolgere in queste cosucce di popolo, cioè i ‘classici’.

Della partita che si deve dire, non era mica una partita, era una prova d’affetto dei tifosi per i colori rossoneri. La Libertas senza il suo numero dieci è impalpabile in attacco e senza i suoi condottieri Mingazzini, Nolè e Capuano pecca di personalità in difesa. Chi è in campo ci prova per un po’, ma alla mezz’ora capita anche l’espulsione ed in dieci ragazzi di cui diversi fuori categoria contro undici più forti i giochi si chiudono in fretta, malgrado allenatore e giocatori non lascino niente di intentato per tentare di opporsi al pronostico. Che poi era l’unica cosa che gli appassionati chiedevano alla squadra.

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Una nuova speranza per il calcio olandese: Justin Kluivert

Il figlio di Patrick Kluivert, ex di Barça, Milan e Ajax, ha realizzato la sua prima tripletta in Eredivisie nell’ultima vittoria dell’Ajax.

L’ultimo turno del campionato olandese di calcio, l’#Eredivisie, ha registrato l’ennesima vittoria del PSV Eindhoven, corsaro allo “Stadion Woudestein” di Rotterdam e in grado di centrare – proprio con l’ultima vittoria contro l’Excelsior per 2a1 – la dodicesima vittoria in 13 giornate. L’#ajax, grazie alla vittoria casalinga contro il Roda (5-1), cerca di tenere il passo dei rivali, distanti però già 8 punti in classifica. La vittoria dei “Lancieri” è arrivata soprattutto grazie alla super prestazione di Justin Kluivert, autore di una tripletta.

Classe ’99, Justin è figlio di Patrick Kluivert

Justin è la nuova stella del calcio olandese.

Il suo è un cognome pesante visto che è il figlio di Patrick Kluivert, ex attaccante di Ajax, Milan, Barça e PSV, maglie con le quali ha vinto ben 9 trofei, tra cui una Champions League proprio con l’Ajax. Un’eredità impegnativa e difficile per Justin, che però sembra non influenzare più di tanto il classe ’99. Il 18enne gioca in una posizione diversa rispetto a quella ricoperta dal padre, visto che è un’ala pura (sinistra o destra non fa differenza dato che è ambidestro): la velocità e la tecnica sono le sue principali caratteristiche. Possiede un fisico esile, asciutto (è alto 1,71 m), altra differenza quindi rispetto al padre, il quale era un attaccante possente. Cresciuto nelle giovanili dell’Ajax, Justin attira subito le attenzioni da parte degli addetti ai lavori. E non è un caso che il suo attuale procuratore è Mino Raiola.

Fa il suo esordio in prima squadra nella stagione 2016/17, e tra Europa League e campionato realizza 2 reti (condite da 5 assist) in 20 presenze. In questa stagione riesce a ritagliarsi uno spazio maggiore e i risultati sono evidenti: 14 presenze, 3 gol e 2 assist.

Prima tripletta in Eredivisie nella vittoria dell’Ajax per 5-1 contro il Roda

Nell’ultima partita il nuovo asso del calcio olandese ha potuto mostrare tutte le sue abilità. Dopo il vantaggio del Roda siglato da Kum, l’Ajax rimonta grazie alle reti di Dolberg, van de Beek e alla tripletta di Justin. Il primo gol è arrivato dopo uno scambio veloce con Ziyech, che ha portato il numero 45 (numero con il quale gioca #Kluivert) a piazzare la palla di piatto destro in area di rigore. Il secondo gol invece è frutto di una giocate individuale: botta da fuori area, sempre di destro, dopo una breve azione solitaria. Ma è forse in occasione del terzo gol che l’ala dà il meglio di sé: zona sinistra del campo (tutti e 3 i gol sono arrivati da questa parte), Kluivert stoppa con un dolce tocco di sinistro la palla lanciata da un compagno di squadra, finte tra cui un doppio passo per disorientare il marcatore, entrata in area di rigore, piatto destro e gol.

Questa prima tripletta in carriera in Eredivisie porterà altre attenzioni, soprattutto da parte di coloro che vedono nell’attuale Under 21 olandese uno dei cardini su cui ricostruire la nazionale maggiore, la quale vive forse uno dei periodi più neri della storia recente, culminato con la mancata qualificazione ai prossimi mondiali di calcio in Russia. Si riparte quindi da un altro Kluivert, si riparte dalla nuova stella olandese.

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Fiorentina, maglie speciali per la partita contro la Lazio

Contro la Lazio, la Fiorentina indosserà la maglia verde, celebrando il colore del quartiere San Giovanni

Come riporta il Corriere Fiorentino, la Fiorentina – nel match contro la Lazio – indosserà le maglie verdi, celebrando il colore del quartiere San Giovanni, nella parte nord-est del capoluogo toscano. Il club ha infatti dato avvio ad un processo di rotazione con l’obiettivo di onorare il calcio storico fiorentino, cambiando colore delle casacche in base alle varie zonedella città. Il verde, però, non sembra portare particolarmente fortuna ai Viola: l’ultima volta che i giocatori sono scesi in campo con queste divise, infatti, sono usciti sconfitti dalla trasferta contro il Chievo al Bentegodi.

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Infortunati, squalificati e indisponibili: Brescia, una formazione tutta da inventare

Le Rondinelle potrebbero anche variare dalla difesa a tre, che si stava consolidando con l’arrivo di Marino, a quella a quattro

Michele Somma infortunato (Fotolive)

Brescia, 24 novembre 2017 – In questi giorni si può proprio dire che il Brescia sta dando… i numeri. Al di là delle battute, il tecnico Pasquale Marino, complici le assenze degli infortunati Meccariello e Somma e le condizioni ancora non perfette di Coppolaro (che è rientrato solo per uno spezzone di partita con lo Spezia dopo l’infortunio patito alla seconda giornata di campionato nel match col Palermo), sta studiano l’assetto ideale da dare alla sua squadra nella delicata partita che le Rondinelle giocheranno lunedì sera in casa di un Cesena assai affamato di punti.

In questo momento, al di là della squalifica inflitta a Dell’Oglio e del perdurare del lavoro di recupero che riguarda Checchin, la rosa bresciana non segnala particolari problemi, se non l’attenzione costante che deve essere riservata ad un elemento fondamentale come il trentaseienne Andrea Caracciolo, sempre più il punto di riferimento offensivo del Brescia. In questo senso mister Marino sta valutando se confermare la difesa a tre, affiancando a Gastaldello ed Edoardo Lancini il rientrante Coppolaro oppure variare sulla difesa a quattro con i due “sicuri” Gastaldello e Lancini supportati sulle fasce da Cancellotti e Longhi. Valutazioni che, in vista di una partita delicata come quella con i romagnoli, l’allenatore biancazzurro sta effettuando con la massima attenzione. Riflessioni che riguardano anche la fase offensiva, visto che, pur senza prescindere da Caracciolo, il Brescia lunedì sera potrebbe presentare qualche variazione in avanti. In questo senso le diverse opzioni sul tavolo partono sempre dall’Airone, il solo sicuro, insieme al sempre convincente Machin di una maglia da titolare in avanti. Le Rondinelle potrebbero proseguire con Caracciolo unica punta sostenuto alle spalle da Machin e Furlan (oppure Ferrante), ma potrebbero optare per i due attaccanti. In questo caso il capitano biancazzurro verrebbe affiancato da uno tra Ferrante e Torregrossa, con Machin che agirebbe alle loro spalle da trequartista puro. Mister Marino ha ancora a disposizione due giorni intere per definire le sue scelte.
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JUVENTUS Juventus, Marotta: «Allegri non è tentato dalla Nazionale. Higuain? Andrà ai Mondiali» SCOMMESSE Serie A, Samp – Juve: successo blucerchiato a 6,25 JUVENTUS Serie A Juventus, Pjaca festeggia con un gol il rientro in Primavera JUVENTUS Juventus, Allegri: «Via dall’AIAC? Parlerò nelle sedi opportune» ITALIA Clamoroso: Allegri lascia l’Associazione Allenatori? CALCIOMERCATO Calciomercato Juventus: occhi sul figlio di Thuram JUVENTUS Juventus, Benatia: «Vogliamo regalare la Champions a Buffon» JUVENTUS Juventus, Chiellini: «Dieci anni fa ero molto più scarso» JUVENTUS La Juventus sorride: Pjaca torna in campo dopo 8 mesi JUVENTUS Marchisio: «Sogno la Champions. Cartone animato preferito? Holly e Benji» Juventus, Marotta: «Allegri non è tentato dalla Nazionale. Higuain? Andrà ai Mondiali»

GENOVA – Nessun caso Buffon in casa Juventus. Il portiere, reduce dalle lacrime a tinte azzurre per la carriera in Nazionale chiusa con la mancata qualificazione al Mondiale, ha lasciato il posto da titolare a Szczesny nella sfida di Marassi contro la Sampdoria, ma la scelta di Massimiliano Allegri non è stata dettata da motivi particolari come spiega Beppe Marotta.

«Gigi sta benissimo al di là del dispiacere di quanto è successo in Nazionale – ha detto l’amministratore delegato bianconero ai microfoni di “Serie A Live” in onda su Premium Sport -. La sua panchina fa parte del turnover, è una scelta fatta dal mister. Bernardeschi al posto di Dybala? Siamo alla ricerca sempre di giocatori eclettici che possano fare più ruoli e Bernardeschi è uno di questi. Oggi gioca in questa posizione ma può farne altre. Però l’importante è sempre la prestazione, lentamente deve attivare quel processo di crescita per diventare un protagonista. A che livello di condizione è questa Juventus? In questa stagione secondo me siamo intorno al 70%. Noi siamo abituati a soffrire in questi mesi, non siamo ancora al massimo ma stiamo crescendo, anche in virtù dell’adattamento dei nuovi e del recupero degli infortunati».

Sampdoria-Juventus: segui la diretta

ALLEGRI E L’ITALIA – Si torna poi a parlare di Italia e delle voci di un Massimilano Allegri candaidato alla panchina azzurra: «La non qualificazione della Nazionale per i Mondiali? Ci siamo confrontati tra colleghi e dirigenti di club. In questi giorni abbiamo assistito alla caccia alle streghe ma la non qualificazione della Nazionale è una sconfitta dell’intero movimento – ha affermato Marotta . Noi siamo a disposizione, i club si metteranno a disposizione dei vertici federali per un programma per il futuro. Le cose non sono andate bene nel recente passato e poi è importante sottolineare che bisogna mettere al centro del discorso il pallone, la competenza e il gioco del calcio. Queste cose vanno separate dal ruolo istituzionale che la nostra Federazione ricopre. Allegri tentato dalla Nazionale? No assolutamente, con lui il dialogo è quotidiano. Anche lui ha detto che sta bene qui, e io ritengo che sia giusto dare spazio a chi ha più tempo da mettere a disposizione della Nazionale. Ma la sua non è stata una risposta polemica, è molto intelligente e preparato per non mettere benzina sul fuoco al momento. Higuain ai mondiali con l’Argentina? Sono convinto di sì, secondo me verrà convocato».

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Che brutta Juventus: 3-2 dalla Samp e scivola a -4

GENOVA – Il crollo è fragoroso e il fatto che fosse, in qualche modo, annunciato rende ancora più colpevole Allegri e la sua Juventus, che dei pericoli di Marassi erano assolutamente consapevoli, ma non hanno affrontato la partita con la necessaria concentrazione e determinazione. Perché la superiorità tecnica dei bianconeri, emersa spesso nel primo tempo, doveva essere la chiave grazie alla quale aprire la partita. E invece, fra distrazioni difensive e clamorosi errori in attacco, si è consumata una tappa cruciale nel cammino della Juventus, stanca e molle nella ripresa di fuoco della Sampdoria.

ERRORI ED OMISSIONI – Era una partita da preparare meglio. Era una partita da interpretare meglio. Fermo restando l’eccellente prova della Sampdoria di Gianpalo , ordinata nel primo tempo contenitivo e spudorata il giusto nella ripresa d’assalto. Ma una Juventus più concentrata e ficcante avrebbe dovuto essere in vantaggio già nel primo tempo e non avrebbe dovuto sbriciolarsi emotivamente nella ripresa quando la Sampdoria ha segnato il secondo gol. Stiamo parlando di una squadra che punta a vincere la Champions League: certi scivoloni non sono ammessi. Tra i peggiori della Juventus si segnala sicuramente un letargico Mandzukic e un modesto Khedira, ma nella ripresa sono crollati molti che nella ripresa avevano fatto bene o benino come Bernardeschi o Pjanic.

TRAPPOLA ANNUNCIATA – D’altra parte che Marassi fosse un trappolone per la Juventus lo si sapeva dall’inizio. La Sampdoria si dispone per arginare i bianconeri soffocandone il gioco attraverso un pressing altissimo e una notevole densità a centrocampo. La strategia blucerchiata è efficace, ma costa parecchio in fase offensiva: la Samp, infatti, non tira mai in porta per tutto il primo tempo. Per contro la Juventus riesce a costruire una manciata di azioni pericolose, sfruttando l’ispirazione di Bernardeschi e la potente lucidità di Higuain (il cui sinistro stoppato da Silvestre è forse una delle più nitide occasioni juventine). Insomma, la prima parte della gara consiste nell’assalto bianconero all’ordinata trincea doriana, nel quale viene a mancare l’apporto di un Mandzukic apparentemente sedato.

GUIDA PILATO – L’emozione più grande, quindi, finisce per essere l’ultima azione prima dell’intervallo nella quale Strinic blocca, in area, un cross di Cuadrado con il braccio che, sì, è attaccato al corpo, ma data la posizione “di taglio” del blucerchiato, impedisce alla palla di passare. Un pilatesco Guida (l’arbitro campano che non se la sente quasi mai) non vuole neppure visionare il Var, fischia la fine del tempo e va a lavarsene le mani.

TORNADO SAMP – L’attenzione della Sampdoria finisce per pagare all’inizio del primo tempo quando, immancabile secondo il copione di questa stagione, al 52’ arriva la sciocchezza difensiva della Juventus: protagonista Asamoah che non spazza un pallone che andrebbe allontanato rapidamente e dal quale nasce il cross di Quagliarella che, ulteriormente spizzato da Bernardeschi, finisce sulla testa di Zapata per il pallonetto-beffa per Szczesny. Arriva così il momento di Dybala, chiamato al soccorso della Juventus al posto di Bernardeschi, non più brillante come nel primo tempo. Ma la reazione bianconera si infrange sull’incredibile errore di Cuadrado che cicca il pallone offertogli da Higuain dopo un prorompente contropiede. E al 71’ arriva il raddoppio della Samp, con un tiro da fuori area di Torrerira che sfugge alle maglie difensive di Allegri, allargatesi in modo disordinato nel tentativo di pareggiare. Il terzo gilè una punizione fin troppo severa per la Juventus, ma arriva, inesorabile, con un’azione molto contestata dai bianconeri con la rete di Ferrari. Il gol di Higuain, su rigore, arriva al 91’, ma solo per le statistiche: quinta gara consecutiva in gol. Il 3-2 di Dybala al 93’ lascia invece l’impressione che sarebbe bastata un po’ più di applicazione.

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