Genoa, Taarabt: “Sono rinato e ho ritrovato l’amore per il calcio”

“Ballardini? Ha uno stile diverso da Juric, aspettiamo un po di più gli avversari e cerchiamo di fare male con le ripartenze”

Adel Taarabt è tornato ad essere il calciatore ammirato con la maglia del Milan. Minutaggio e prestazioni importanti per l’attaccante marocchino del Genoa che ha analizzato il suo ottimo momento di forma ai microfoni di Premium Sport: “Mi sento rinato, ho ritrovato il mio calcio. So di essere importante per la squadra, sono felicissimo. Adesso il calcio è cambiato, se non hai un fisico da atleta fai fatica: non basta la tecnica. Così ho lavorato duro, come non mai, e ho ritrovato l’amore per il calcio. Ballardini? Ha uno stile diverso da Juric, aspettiamo un po di più gli avversari e cerchiamo di fare male con le ripartenze. Così abbiamo ottenuto i punti, questo è importante”.

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MAGLIA AVELLINO 2018-19: LA DECIDERANNO I TIFOSI

L’U.S. Avellino Calcio 1912, attraverso la pagina Facebook ufficiale, ha promosso l’iniziativa “La nuova maglia dell’U.S. Avellino? La scegliete voi!“, ovvero saranno i supporters dei Biancoverdi a scegliere quale sarà la maglia della squadra per la prossima stagione 2018-19. L’iniziativa è stata promossa a poche ore dal match in scena questa sera, alle ore 20:30 al Partenio-Lombardi, contro la Ternana che chiude il girone di andata del Campionato di Serie B 2017-18.

Ecco il post riportato dal club irpino: “LA NUOVA MAGLIA DELL’U.S. AVELLINO? LA SCEGLIETE VOI! Per la prima volta nella storia del club saranno i tifosi biancoverdi ad avere la possibilità di scegliere la nuova maglia che i calciatori indosseranno nella prossima stagione sportiva 2018/2019.

Come fare? Semplice: basterà inviare il vostro progetto grafico in formato .jpg o .pdf all’indirizzo mail avellinonuovamaglia@libero.it entro martedì 2 gennaio, con i vostri dati e un contatto telefonico.

I disegni delle 3 maglie gara (la prima sarà verde, la seconda bianca e la terza di un colore a piacere) che riceveremo da ciascuno saranno valutati in base a parametri tecnici (obblighi relativi a colori e a spazi, misure imposte dalla Lega) e saranno indicate le eventuali modifiche da apportare prima di inserire il vostro progetto in gara, che inizierà il 4 gennaio e terminerà mercoledì 10 gennaio.

Sarà successivamente possibile votare sia sul sito internet usavellino.club, sia sul nostro profilo Facebook ufficiale. E al vincitore? Una bellissima sorpresa! Vi terremo aggiornati! Aspettiamo le vostre idee!”.

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“Prima inseguivo i gol, ora Dio”, parola di Philp Mulryne, l’ex Manchester United diventato sacerdote

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Oltre 160 presenze con la maglia del Norwich e l’esordio con quella del Manchester United di Beckham. Anche la maglia della nazionale dell’Irlanda del Nord. Ora è un sacerdote: è la storia dell’ex centrocampista Mulryne, classe 1978: “La mia vita da domenicano è simile a quella da calciatore. Per esempio, vivo in comunità con altri uomini che perseguono un obiettivo simile: nel calcio si è alla ricerca di trofei, mentre un domenicano cerca Dio”

“Ho un superiore che è in qualche modo un allenatore e la vita come religiosa è regolare e disciplinata. A livello pratico, poi, la mia vita è molto diversa”. Spiega l’ex centrocampista nordirlandese ritiratosi nel 2008. “Non mi alleno più così intensamente ogni giorno: è vero, la mia vita è cambiata, ma posso anche contribuire con molti dei valori che ho appreso come calciatore e usarli nel mio sacerdozio”.

Mulryne, che è stato ordinato diacono nel 2016, chiarisce che ha sempre avuto fede, ma non rinnega il passato da calciatore, con tutti gli annessi: “Non posso negare che mi piaceva il modo di vivere di quando giocavo a calcio. Ma spesso questi sentimenti erano effimeri. La mia fede e la mia vita di sacerdote mi danno una maggiore soddisfazione e una felicità molto più grande. Cosa mi manca del calcio? Sicuramente lo spirito di squadra, le dinamiche del Club e, naturalmente il campo”.

L’ex centrocampista, che adesso ha fatto voto di povertà, spiega qual è stato il momento in cui qualcosa è cambiato nella sua testa: “Lavorare con gli alcolisti e in un centro per senzatetto ha cambiato la mia vita. Mi hanno mostrato quanto fossi egoista come calciatore. Da lì ho capito che era necessario dare di più agli altri”. Dal “diavolo all’acquasanta”: “Nella mia carriera di calciatore – spiega Mulryne- mi è capitato di prendere decisione sbagliate fuori dal campo di gioco. A volte, quando siamo infelici, cerchiamo la felicità in cose che in realtà poi ci fanno sentire peggio. Ma tutto faceva parte della mia crescita e proprio allora ho iniziato a pormi domande più profonde. Lo stile di vita disciplinato di oggi mi aiuta a concentrarmi su ciò che Dio mi ha chiesto”.

Allo United, Mulryne ha giocato con campioni come Kean e Beckham: “A livello personale mi hanno insegnato cosa significa essere disciplinati e come lavorare sodo per raggiungere quello che vogliamo.”

Anche se l’attuale occupazione non gli lascia molto tempo libero, soprattutto nei weekend, Mulryne resta pur sempre un tifoso: “Certo che ancora seguo il calcio, soprattutto il Manchester United, il Norwich e la nazionale dell’Irlanda del Nord”

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Milan, una storia di sport lunga 118 anni

Al Principe di Savoia la nascita (molto British) di un club che dominerà il mondo

Nel 1899 nasce il Milan Football & Cricket Club

Milano, 20 dicembre 2017 – La sua prima squadra i Garibaldi reds, ovviamente con la camicia rossa. Quella che fonderà più avanti, il Milan Cricket and Foot Ball club, la prima squadra di Milano, colori rosso e nero. Succede giusto 118 anni fa nella stanza di un grande albergo del centro, Hotel du Nord et des Anglais – oggi Principe di Savoia – dove i soci stendono lo statuto il 13 dicembre del 1899, anche se tradizione vuole che il compleanno si festeggi il 16, tre giorni dopo. Così la racconta Robert Nieri, informatissimo avvocato inglese e grande appassionato di storia del football e del calcio italiano, che al vero protagonista di questa storia secolare, Herbert Kilpin, calciatore, fondatore e poi anche capitano e allenatore dei rossoneri, ha dedicato il suo libro Il Lord del Milan, da non molto tradotto in italiano.

Tutto comincia dunque a Nottingham nel 1870, quando Kilpin viene al mondo. È un bimbo come tanti, figlio di un macellaio, crescerà non particolarmente dedito allo studio, affascinato però in modo totale da quella sfera rotonda che vede prendere a calci dai suoi coetanei sui prati verdi alla periferia della città. Dopo i Garibaldi reds, la squadretta nata a scuola dopo una lezione su quell’italiano Eroe dei due mondi, man mano che passano gli anni verranno le prime partite con il Notts Olympic, una delle due squadre della sua città, e un amore sempre più coivolgente per quello sport ancora ai primordi. Non diventerà un campione in Inghilterra, Kilpin, perché forse non ne ha i mezzi tecnici o solo perché decide, appena ventenne, di lasciare il posto dove è nato e dove lavora in un’azienda tessile, per seguire in Italia l’amico Edoardo Bosio, conosciuto a Nottingham e convertito pure lui alla tecnica del pallone, nella vita dirigente di una fabbrica torinese che vorrà Herbert con sé come istruttore di altri operai.

È nel capoluogo piemontese che Kilpin impartisce lezioni pratiche di gioco del calcio, fino a dar vita insieme ad altri appassionati, britannici e non, ad una delle prime compagini italiane, l’Internazionale Torino destinata a contendere al Genoa Football Club i primi titoli nazionali. All’epoca lo scudetto si disputa in una sola giornata, Kilpin perderà in due anni successivi la finale per il primo posto contro i liguri. Per ragioni di lavoro, si trasferisce a Milano. Non è più un ragazzino ma si allena, corre e suda per tenersi in forma. Non rinuncia però alle abitudini, non proprio salutiste, di fumare le sue sigarette prima e dopo la partita e di bersi nell’intervallo un buon bicchiere di whisky. Ha deciso di formarla qui una squadra come piace a lui, con i giovani usciti dalle società di ginnastica e alcuni amici torinesi che lo seguono nella nuova avventura. Per le maglie ha già scelto il rosso «come il fuoco» e il nero «come la paura che incuteremo agli avversari». Mossa fondamentale per il buon successo dell’opera, oltre a convincere i fratelli Pirelli come finanziatori, Kilpin riesce a coinvolgere il viceconsole inglese a Milano John Edwards, che sarà il primo presidente del Milan.

A meno di due anni dal debutto, sotto la guida in campo e fuori dell’ex ragazzo di Nottingham ormai trentunenne, arriva il primo titolo italiano dei rossoneri, al termine di una finale vincente proprio contro il Genoa, nella quale Herbert segna anche un gol. In seguitosi sposerà con Maria Beatrice Capua, una ragazza di Lodi che lavora come cameriera in un locale, ma il giorno dopo le nozze lui è già sul treno per una trasferta con la squadra. Intanto è già arrivato anche il secondo titolo italiano per l’inglese coi baffi, nel 1903 e nel 1907 poi il terzo, con Kilpin in campo per l’ultima volta a 38 anni e mezzo, prima di dedicarsi al solo compito di allenatore. Muore relativamente giovane per l’epoca, forse per una cirrosi o un tumore ai polmoni, nell’ottobre di guerra 1916. Riposerà per decenni in un loculo anonimo del cimitero di Musocco, dove una mano distratta aveva inciso sulla lapide un nome sbagliato, Alberto. Ci vorrà, ottant’anni dopo, lo studio appassionato del tifoso milanista Luigi La Rocca, per inseguire le tracce dell’antico ragazzo venuto da Nottingham e ritrovarne le spoglie dimenticate. E ottenere infine, con la sua insistenza e l’appoggio della società rossonera, che di lì a poco quei resti mortali vengano trasferiti al Monumentale, luogo dell’ultimo riposo delle antiche glorie di ogni campo professionale e umano, con tanto di nome e cognome – Herbert Kilpin – finalmente inciso nel Famedio.

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Juve ai quarti con il Toro

Dybala e Higuain affondano il Genoa, ora il derby

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Sara’ derby ai quarti di finale di Coppa Italia. La Juventus, infatti, ha superato in casa il Genoa per 2-0 e il prossimo 3 gennaio sfidera’ all’Allianz Stadium il Torino che in precedenza aveva espugnato il campo della Roma per 2-1. 

Juventus e Genoa hanno affrontato l’impegno di stasera con la mente gia’ rivolta alla prossima gara di campionato visto che i due tecnici hanno dato ampio sfogo al turn-over: rispetto alla gara di domenica scorsa a Bologna, infatti, Allegri ha cambiato otto undicesimi della formazione titolare, mentre Ballardini ha fatto ancor di piu’ scegliendo ben dieci uomini diversi rispetto agli undici che domenica scorsa avevano iniziato la sfida in casa della Fiorentina.

I bianconeri sono scesi in campo spingendo subito sull’acceleratore, ma il grande possesso palla non ha prodotto particolari occasioni nella prima parte della gara. La grande occasione per la Juve e’ pero’ arrivata al 24′ quando da un contropiede orchestrato da Bernardeschi la palla e’ arrivata a Douglas Costa che, con un diagonale, ha chiamato alla parata Lamanna, bravo a opporsi a mano aperta. Un minuto piu’ tardi, dagli sviluppi di un calcio d’angolo, ne’ Bentancur ne’ Barzagli sono riusciti a finalizzare una ghiotta occasione a pochi metri dalla porta.

La Juve ha continuato a spingere e dopo una conclusione alta di Marchisio e una punizione di Bernardeschi messa in corner con i pugni da Lamanna e’ stato il piu’ atteso della serata, Paulo Dybala, a sbloccare la sfida: la ‘Joya’, tornato titolare dopo due esclusioni consecutive, ha sfruttato un velo di Bernardeschi sull’assist di Marchisio, con una gran giocata si e’ liberato di Gentiletti e Cofie e, pur in precarie condizioni di equilibrio, ha messo la palla con un sinistro basso alla destra di Lamanna.

Nella ripresa il Genoa e’ finalmente riuscito ad alzare il baricentro e a spingersi piu’ volte nella meta’ campo della Juventus e, poco prima del quarto d’ora, e’ stato Galabinov a chiamare in causa Szczesny con un potente diagonale che il portiere polacco ha messo in corner con la punta delle dita. Il bulgaro del Genoa ci ha riprovato quattro minuti dopo con un sinistro a giro che e’ finito di poco a lato.

Nel finale di gara, Allegri ha buttato nella mischia Higuain per dargli minutaggio in vista della gara di sabato prossimo e, alla prima grossa occasione, l’argentino ha chiuso definitivamente la pratica: su tocco in verticale di Dybala, il Pipita e’ stato bravo a evitare il contrasto con Rossettini e, con un preciso destro piazzato, a battere ancora Lamanna. A otto minuti dal termine, l’arbitro Maresca ha anche concesso un rigore al Genoa per presunto fallo di Asamoah su Pellegri, poi smentito dal VAR che ha corretto la decisione del direttore di gara.

Tra le note positive della serata anche il ritorno in campo di Giuseppe Rossi. Il giocatore italo-americano era fuori dal 9 aprile scorso, data in cui con la maglia del Celta Vigo si procuro’ la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro nella sfida contro l’Eibar.

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Provvedimenti disciplinari Serie A, 11a Giornata

DOLOMITI ENERGIA TRENTO. Ammenda di Euro 500,00 per offese collettive sporadiche del pubblico agli arbitri.

VANOLI CREMONA. Ammenda di Euro 500,00 per offese collettive sporadiche del pubblico agli arbitri.

GRISSIN BON REGGIO EMILIA. Ammenda di Euro 500,00 per offese collettive sporadiche del pubblico agli arbitri.

OPENJOBMETIS VARESE. Ammenda di Euro 500,00 per offese collettive sporadiche del pubblico nei confronti di un tesserato avversario.

VICTORIA LIBERTAS PALL. PESARO. Ammenda di Euro 2.000,00 per offese e minacce collettive frequenti del pubblico verso gli arbitri.

SEGAFREDO BOLOGNA. Ammenda di Euro 2.000,00 per offese e minacce collettive frequenti nei confronti degli arbitri e offese collettive e frequenti nei confronti di un tesserato avversario ben individuato.

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Serie A: tuoni in casa Benevento. Vigorito furioso

In casa Benevento è vietato parlare di retrocessione, ma non ci si prende in giro. I tifosi cantano simpaticamente “Tanto già lo sò che il prossimo anno gioco di sabatò”. Con altrettanta ironia, Oreste Vigorito dopo la sconfitta contro la Spal per 1-2 risponde ai microfoni dei giornalisti: “Forse dovevamo prendere un elettricista”, dice in difesa di De Zerbi. Questa però è solo la parte finale dell’intervista, l’inizio è tutt’altro che simpatico, anzi.   L’inizio dell’intervista: “Abbiamo perso tutto, ma non dobbiamo perdere la dignità. Non si può non essere responsabili quando si fanno piangere bambini sugli spalti e si firmano contratti importanti. Tutti devono assumersi le responsabilità, me compreso”.  Il calciomercato: “La campagna acquisti è stata sbagliata, potevamo dare maggior esperienza alla rosa. Sento spesso parlare di progetto, ma i calciatori si dividono in giocatori che amano sfide impossibili e chi no. Se non dovessimo salvarci non sarà una tragedia, ma chi vuol divertirsi lo faccia nel campetto della parrocchia, chi viene pagato deve giocare con impegno e dignità”.  La difesa di De Zerbi. “Ha grande orgoglio e farà di tutto per continuare con dignità questa stagione che era iniziata come un sogno. Ci sta dando un’impostazione tattica importante. Anche oggi tre occasioni non sfruttate. Poi si spegne la luce e su quello ci possiamo fare poco. Forse dovevamo prendere un elettricista”.

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Serie A, Roma: Bruno Conti contro Spalletti

Sembrava un capitolo chiuso, quello fra Totti e Spalletti, ma a riaprilo ci pensa Bruno Conti, campione del mondo ’82 e leggenda della Roma. In un’intervista a Roma Radio lancia attacca l’ex tecnico giallorosso: “Francesco non meritava un addio così, ha trovato un tecnico che non si è comportato bene. Totti dalla Roma e dalla Nazionale ha avuto tutto, ma se vogliamo il nostro addio è stata una cosa un po’ forzata e con mancanza di rispetto”. Conti prosegue facendo un paragone fra lui e l’ex 10 capitolino: “Io ho deciso di smettere e non andare in un’altra società, e sicuramente è quello che è successo a Francesco, con un tecnico che non si è comportato bene come successe a me con Ottavio Bianchi. Io l’ho rivissuto sulla mia pelle. Non se lo meritava”.   Parlando invece dell’attualità elogia l’attuale allenatore Di Francesco: “Eusebio ha fatto il calciatore e il team manager a Roma, conosce molto bene l’ambiente. Un giorno ci esaltiamo, un giorno siamo giù moralmente. La prima cosa che sta facendo è tenere serena la piazza e far capire ai calciatori che c’è un gruppo importante, lo stanno seguendo nel modo giusto” Conclude poi: “Lo vediamo anche nei momenti di difficoltà, rimane lo stesso e non cambia e questo è importante. E’ nato saggio”.

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Calcio, partita di Natale a Sollicciano. Detenuti battono i giornalisti Rai Toscana 4 a 3

Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Una partita di Natale speciale al carcere di Sollicciano dove la squadra dei detenuti (nella foto), seguita da Uisp Firenze nell’ambito del progetto “Sport in libertà”, ha affrontato la formazione dei giornalisti della TGR RAI Toscana, allargata per l’occasione ad alcuni colleghi delle testate nazionali. Pantaleo Corvino, direttore generale dell’area tecnica della Fiorentina, ha regalato il pallone per il calcio d’inizio.

 

Sulle maglie della squadra della TGR RAI Toscana, il logo della Fondazione Bacciotti e il messaggio: “Chi ha paura resti nello spogliatoio”. Così è stato ricordato Niccolò Parigi, giocatore della Sales stroncato a 16 anni da un tumore.

 

Uisp ha consegnato le targhe alle due formazioni e al dg Corvino, poi spazio al pallone, il campo appesantito dalla pioggia non ha impedito alle formazioni di dare il meglio in un match spettacolare terminato con la vittoria della squadra di Sollicciano per 4 a 3.

 

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Napoli, De Laurentiis: “Inglese a gennaio. Voglio Vrsaljko ma è dura”

Il presidente parla al Mattino a margine della cena di Natale della società: “Momento difficile? Nessun dramma, colpa delle troppe partite. Ma per lo scudetto ci siamo anche noi”

“Sto provando a farmi dare subito Vrsaljko dall’Atletico Madrid ma non è facile. A gennaio, però, arriva Inglese”. Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha parlato ieri sera al Mattino a margine della cena di Natale della società e si è soffermato anche sul momento di difficoltà della squadra e sugli obiettivi del mercato di riparazione.
Sime Vrsaljko, 25 anni, con la maglia dell'Atletico Madrid. Afp

Sime Vrsaljko, 25 anni, con la maglia dell’Atletico Madrid. Afp

VRSALJKO A GIUGNO — Il desiderio del numero uno azzurro è quello di prendere a gennaio il terzino destro ex Genoa e Sassuolo che non ha fatto mistero di voler tornare in Italia. “Il presidente dell’Atletico Madrid l’ho sentito per telefono e mi ha detto che c’è qualche complicazione. Può darmelo a giugno, non a gennaio perché ci sono ancora troppe partite da giocare”.
NIENTE DRAMMI — Nessun dramma, invece, sul momento attuale della squadra reduce dall’eliminazione in Champions, dal k.o. con la Juve e dal pari con la Fiorentina che ha riavvicinato i bianconeri e permesso all’Inter di prendersi la vetta della classifica. “Stiamo attraversando solo un momento no per via delle troppe partite, ma per lo scudetto saremo in corsa fino alla fine. Certo, quando si perde, uno ci resta sempre male. L’eliminazione mi pesa, a Rotterdam dovevamo essere più concentrati. Potevamo essere così testa di serie nel sorteggio di Europa League e abbiamo perso anche una parte di jackpot che potevamo investire nel settore giovanile. Il Lipsia come prossimo avversario? Non sarà facile, ma noi dobbiamo andare avanti il più possibile”.
SARRI E HAMSIK — La certezza, comunque, si chiama Maurizio Sarri, il tecnico che ha dato un’anima e un volto al Napoli: “È un fantastico allenatore, grazie a lui giochiamo in maniera diversa rispetto agli altri. Sarri non vuole distruggere un patrimonio del Napoli, ma ora arriveranno momenti in cui tra Europa League, Coppa Italia e campionato tutti troveranno il loro spazio”. A cominciare da Hamsik che il presidente spera ritrovi subito smalto: “Ogni giocatore ha i suoi momenti no. Bisogna avere pazienza e bisogna non pretendere un risultato immediato da un grande calciatore che dobbiamo aspettare torni quello di prima”.
LA STOCCATA — L’ultima stoccata di De Laurentiis è contro il sindaco De Magistris: “Per la questione stadio non lo aspetto più, sto cercando terreni fuori da Napoli perché con questa amministrazione non si va da nessuna parte. Non c’è dialogo, non c’è rapporto”.
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