Un grande del pallone: vi ricordate di Nicolè?

Il titolo, accompagnato da un sottotitolo, è emblematico: Bruno Nicolè. Ho amato lo sport e ho scelto il calcio, ho amato il calcio e ho scelto lo sportdi Stefano Edel

PADOVA. Il titolo, accompagnato da un sottotitolo, è emblematico: Bruno Nicolè. Ho amato lo sport e ho scelto il calcio, ho amato il calcio e ho scelto lo sport. È un libro che ha una caratteristica particolare: a raccontare chi è stato Bruno Nicolè, padovano del 1940, oggi 77 anni, fortissimo attaccante della Juventus “della Prima Stella” e il più giovane capitano che la Nazionale italiana abbia avuto, è il figlio Fabio. In 176 pagine (Berica Editrice, 14 euro) è racchiusa la storia di una carriera dietro al pallone cominciata nella provincia padovana e arrivata ai livelli più alti cui un calciatore possa ambire.

Fabio si cala letteralmente nei panni del papà con una narrativa agile e accattivante e ripercorre quegli anni, a cavallo tra il 1950 e il 1963, in cui il giovanissimo Bruno si affermò sulla ribalta nazionale e internazionale. Cresciuto nelle giovanili del Padova sotto la guida di Mariano Tansini, Nicolè esordì, appena sedicenne, in Serie A. Era il campionato 1956-57 e al Padova c’era Nereo Rocco. Collezionò 12 presenze e segnò 2 reti con la maglia biancoscudata. Poi, dal 1957 al 1963, scrisse con la Juventus (era stato acquistato da Umberto Agnelli per 70 milioni di lire ed il prestito di Kurt Hamrin) le sue pagine più belle, giocando con Charles e Sivori, sino a quell’esordio memorabile in azzurro, il 9 novembre 1958, quando il Ct Gipo Viani lo mandò in campo nell’amichevole a Colombres contro la Francia. Realizzò una doppietta: aveva 18 anni e 258 giorni, e da allora è ancora il più giovane goleador della storia della Nazionale, record imbattuto. Gianni Brera, per quell’impresa, lo paragonò a Silvio Piola.

Ma quello di Fabio Nicolè sul padre non è solo un libro sul calcio: scatta infatti una spietata fotografia del nostro Paese a metà del secolo scorso, con i suoi pregi e (tanti) difetti. E non è semplicemente un libro su un calciatore, perché Bruno non è semplicemente un giocatore di football. Dopo aver indossato altre maglie (Mantova, Roma, Sampdoria e Alessandria), appende le scarpe al fatidico chiodo a soli 27 anni, chiudendo la carriera con 193 presenze e 53 reti in Serie A e 24 presenze e 4 gol in Serie B. La sua passione per lo sport lo spinge a scuola, apprezzato professore di educazione

fisica alle medie e superiori. Va in pensione nel 2001. Un “grande” a cui, forse, non sono stati riconosciuti i meriti tributati alle persone importanti. Anche per questo il libro va acquistato e letto. Se non altro, colma un vuoto.

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