Juve, Bernardeschi titolare col Genoa. La scalata al posto di titolare continua

L’ex viola sarà nell’undici di partenza per la quarta volta in stagione (e in due occasioni ha pure segnato). Partita dopo partita sta scalando le gerarchie di Allegri

Pare sia audace sull’amata tavola da surf: come sulla fascia, Federico cerca sempre la corrente migliore. Federico Bernardeschi, surfista mancato ed esterno fatto e finito, ama cavalcare le onde: è più di un hobby, resiste come uno dei ricordi più belli delle ultime vacanze. Le onde viste all’inizio a Torino sembravano alte, addirittura troppo per gli scettici che dubitavano del suo talento. Ma, nonostante l’affollamento nel mare bianconero, l’esterno ex Fiorentina ha imparato a stare in questo mare: un sacrificio dopo l’altro, sta scalando le gerarchie dentro alla Juventus. Il costante ingresso dalla panchina è per Allegri un’arma impropria per dare energia, aggiungere pepe, ma Max da un po’ lo considera pronto per iniziare a vestire con frequenza l’abito del titolare. Ieri ha ammesso che, stasera, nella prima di Coppa Italia contro il Genoa, l’appassionato di surf starà in mare dall’inizio e sarà la quarta volta in questo primo anno bianconero. In due delle altre tre occasioni (mai per 90′), Berna ha pure segnato: a Bergamo con un tap in da centravanti, all’Allianz contro la Spal con un sinistro di volo. Un colpo di istinto, dote ammirata spesso in allenamento. A Genova, in una partita iniziata bene e finita malissimo contro la Samp, era invece partito come vice-Dybala. Stavolta dovrà duettare con l’argentino: in qualche modo, cercherà di aiutare Paulo a “risentire” l’onda, a sincronizzarsi con la natura come ai bei tempi.
TRA LE ONDE — Avrebbe voluto sfidare l’amicone dei ritiri in Nazionale, un altro con lo stesso spirito sbarazzino: il turnover di Ballardini impedirà, però, a Bernardeschi il rendez-vous con Mattia Perin. Fede sperava di trovarsi di fronte il portiere genoano, annunciato però in panchina: tra i due c’è un’amicizia sincera, rinsaldata in maglia azzurra. Con quella bianconera, invece, il 23enne carrarino ha convinto Max grazie a una caratteristica innata: la capacità di “decidere”, la naturalezza nell’essere dentro alla gara in pochi istanti. Poi, oltre a test aerobici assai positivi, conta una grande versatilità: Max sta creando una creatura cangiante e, per comporre e scomporre, ha bisogno di giocatori multi-dimensionali come Berna. Oggi potrebbe iniziare a surfare a destra, anche se l’ex viola si muove con disinvoltura anche dall’altro lato, dove può spostare la palla verso il centro e calciare subito con il sinistro. In caso di necessità, resta l’opzione-mezzala, vista l’ultima volta nell’incubo svedese per la Nazionale a San Siro: non era la serata giusta per dimostrare affidabilità qualche metro più indietro. Quella sera Berna ha pianto e dal giorno dopo è tornato a faticare: è consapevole che toccherà alla sua generazione rialzare questo calcio malandato. Nello stesso tempo, dovrà scalare la Juventus, ma con pazienza: oggi sarà titolare, poi arriveranno altre panchine. Lo sa, è preparato, l’ha imparato pure da “Point Break”, film cult per chi ama le onde: “Il surf è uno stato mentale, dove prima ti perdi e poi ti ritrovi”, diceva il protagonista.
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